Cosa non bisognerebbe mai mettere nel microonde

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  1. Niente. Far partire il microonde a vuoto può causarne la rottura. Le microonde infatti, non trovando niente da colpire, rimbalzano, tornando al magnetron, che può danneggiarsi.
  2. Alluminio. I recipienti e fogli in alluminio a contatto con le radiazioni provocano scintille e potrebbero causare piccoli incendi.
  3. Termos di plastica. Se il recipiente non è stato appositamente progettato per essere inserito nel microonde, meglio evitare di mettercelo. C’è il rischio che la plastica rilasci sostanze cancerogene e/o si sciolga.
  4. Alimenti con la buccia. Occhio a alimenti come uova, uva, pomodori, salsiccia e patate. Le uova in tutta probabilità esploderanno. Stesso discorso per le patate.
  5. Buste di carta o plastica (come quelle dei fast food). Manco a dirlo, nella peggiore delle ipotesi ingerirete una modesta quantità di sostanze nocive. Nella migliore organizzerete un falò intorno al microonde.
  6. Forchette, coltelli, cucchiai e tutti gli arnesi di metallo. Il metallo è un ottimo conduttore. Se non volete fare del vostro microonde una scatola di fuochi d’artificio, meglio non metterci dentro niente del genere.

Perché i costruttori di auto elettriche utilizzano ancora le forme delle auto con motore termico?

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A parte i quadricicli elettrici perché non possiamo avere auto più piccole ma confortevoli sfuttando ad esempio lo spazio dedicato al motore?

ci sono numerose buone ragioni per farlo. Eccone alcune, in ordine sparso:

  1. Familiarità. Chi compra un’automobile elettrica è certamente attratto dall’innovazione, ma allo stesso tempo troverà rassicurante che la nuova automobile ricordi quelle che conosce bene nelle forme, nelle prestazioni e nelle caratteristiche. Questo è provato dal successo delle “modern classic” come la Mini e la 500. Già scegliere un’auto elettrica richiede uno sforzo di immaginazione e una certa dose di coraggio da parte della maggior parte degli acquirenti per accettare un motore e una sorgente di energia che non conoscono, non è quindi il caso di proporgli forme troppo innovative che potrebbero intimorirlo e rivolgerlo verso altri modelli.
  2. Guida. Guidare un’auto con il posto di guida molto avanzato, senza il muso sporgente davanti all’abitacolo e le ruote sterzanti accanto ai piedi del guidatore, o addirittura sotto al sedile, è diverso da guidare un’auto dove il posto di guida è ben dietro le ruote sterzanti. Il punto di vista del guidatore è diverso, le curve si percorreranno in modo diverso e a chi non è abituato ad un veicolo con queste caratteristiche potrà apparire spiazzante e farà correre il rischio di sbagliare le curve strette e le manovre, anticipandole e stringendole eccessivamente.
  3. Sicurezza. Il muso di un’auto è una “zona di deformazione” che ha lo scopo di accartocciarsi in caso di urto frontale riducendo l’accelerazione a cui l’abitacolo e i suoi occupanti sono soggetti. In assenza di questa caratteristica non è possibile ridurre adeguatamente l’accelerazione dell’abitacolo e dei suoi occupanti e l’auto non potrà raggiungere i valori di sicurezza di auto che invece hanno un lungo muso deformabile. Questa caratteristica non è sostituibile con una diversa progettazione: l’unico modo per ridurre l’accelerazione dell’abitacolo è di fare il muso dell’auto lungo: più è lungo, a patto che sia realizzato in modo da deformarsi in modo controllato, minore sarà l’accelerazione a cui saranno sottoposti gli occupanti dell’auto in caso di urto.
  4. Standard costruttivi. I costruttori di auto sanno costruire molto bene le auto in un certo modo. Si può dire che l’auto moderna non è altro che una evoluzione e affinamento dei modelli passati, dove tutto ciò che ha dimostrato di funzionare bene è stato conservato e migliorato e ciò che ha funzionato male è stato abbandonato. Per questo tutte le auto moderne, con pochissime eccezioni, si somigliano molto sotto la carrozzeria più o meno innovativa. Cambiare radicalmente qualcosa come la posizione del posto guida, la distribuzione dei pesi, la geometria dello sterzo, comporta una serie di incognite che possono seriamente compromettere le prestazioni di un’auto in modo difficilmente prevedibile.
  5. volume dell’abitacolo. Le ruote e ciò che ci sta intorno (passaruote, sospensioni, freni…) occupano un importante volume dentro la sagoma di un’automobile. La loro posizione rispetto all’abitacolo è pressoché obbligata: le ruote anteriori dovranno essere ben davanti ai sedili anteriori, per evitare di ridurre troppo lo spazio per i piedi, le ruote posteriori saranno dietro lo schienale dei sedili posteriori, per evitare di ridurne la larghezza. Questo fa si che l’abitacolo dovrà essere compreso fra i volumi occupati dalle quattro ruote, a meno di fare dei pesanti compromessi che possono ridurre l’abitabilità del veicolo. Questo fatto è ancora più importante oggi che le auto, anche le più piccole, hanno ruote più grandi di quelle del passato recente.

Per questi motivi, e sicuramente per altri che ho trascurato, le auto elettriche attuali somigliano molto alle auto con motore a combustione, nonostante la maggiore libertà che il motore elettrico consente ai costruttori. Il motore infatti sarà quasi sempre nella posizione familiare davanti all’abitacolo, e se qui non c’è il motore, perché ad esempio è montato direttamente dietro le ruote, ci saranno altri elementi come il controller elettronico e il sistema di ricarica. In questo modo lo spazio dentro il muso dell’auto, la cui presenza è giustificata da ragioni di sicurezza e per spostare le ruote sterzanti davanti all’abitacolo, viene sfruttato in modo utile. Le batterie di solito sono poste sotto il pavimento, per mantenere basso il centro di gravità dell’auto. Dietro l’abitacolo, in posizione familiare, ci sarà il vano bagagli.

Comunque qualche costruttore più coraggioso sta osando presentare qualcosa di diverso. Staremo a vedere se queste nuove forme porteranno a un nuovo paradigma di progettazione delle automobili oppure resteranno degli esperimenti apprezzati solo da una nicchia di utenti.

Quale rinomata reggia aveva un odore nauseabondo?

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“Sono costretta ad andare fuori per farla, il che mi infastidisce. Tutti mi vedono cacare; ci sono uomini, donne, ragazze, ragazzi e soldati svizzeri che passano.”

Elisabetta Carlotta del Palatinato, duchessa di Orléans.

Nella reggia di Versailles, scelta dal Re Sole nel 1682 come residenza ufficiale della corte di Francia e capace di ospitare oltre 3mila persone, non esistevano servizi igienici.

La famiglia reale, l’entourage del re e i più alti dignitari facevano affidamento sulle 264 camere sparse nel palazzo, mentre gli ospiti non si separavano mai dall’orinatoio portatile

Ma gli altri frequentatori si liberavano fra i cespugli all’esterno o dentro la reggia. Perciò il palazzo era impregnato di cattivi odori che si tentava inutilmente di coprire con generose dosi di profumo, mentre i giardini esalavano tanfo di escrementi.

Giordano ha smesso di fare il giornalista per fare l’attore.

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In Italia abbiamo un certo numero di buoni giornalisti, e hanno tutti simpatie democratiche o al limite centriste.
La destra, dopo Montanelli e in parte Travaglio non riesce ad esprimere giornalisti di livello.
Come accade ogni volta che la destra si sente in inferiorità in un settore culturale e intellettuale non si domanda che cosa sbaglia, ma piange istericamente sostenendo che sia l’avversario a barare.

Ad un certo punto, non troppo tempo fa, qualcuno che tira i fili della destra ha evidentemente deciso di provare una soluzione alternativa cambiando campo di gioco.
Tutti i giornalisti con simpatie a destra hanno smesso di fare i giornalisti per trasformarsi in megafoni della propaganda. Se prima erano semplicemente faziosi oggi recitano uno show fatto di pura disinformazione: notizie false, opinioni distorte, sondaggi truccati, prevalenza del registro puramente emotivo su quello razionale.

Giordano era pessimo come giornalista e non aveva nulla perdere, però mi stupisce il fatto che altri che non erano completamente da buttare, tipo Porro, abbiamo scelto con tanta velocità di svendere la propria dignità per prestarsi a questa ridicola pantomima.

Nell’antichità il test di gravidanza veniva fatto utilizzando una rana?

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Proprio cosi!

Prima dell’invenzione del test di gravidanza come lo conosciamo, l’unico metodo affidabile per determinare se si era in presenza o meno di una gravidanza era l’utilizzo di una rana africana (Xenopo liscio); i ricercatori iniettavano nella rana urina femminile, e se questa conteneva gonadotropina corionica (ormone della gravidanza) la rana avrebbe deposto le uova.

Lo Xenopo liscio è una rana prettamente acquatica. Vive negli stagni fangosi e non molto profondi del sud-Africa.

Ecco un simpatico esemplare di Xenopo liscio.

La procedura venne chiamata test di Hogben in onore del suo scopritore: “Su 300 test effettuati, che hanno coinvolto circa 2000 rane, non c’è stato un solo risultato positivo che non abbia effettivamente indicato una reale gravidanza. Si può dire che questo test sia davvero molto preciso”.