Neve sulle Dolomiti e al Brennero

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(ANSA) – BOLZANO, 27 OTT – Nuovo anticipo d’inverno sulle montagna altoatesine in questo autunno. La scorsa notte la neve è caduta fino a 1.000-1.400 metri imbiancando non solo le Dolomiti, l’alta Pusteria, la val Gardena, la val Badia e la val Ridanna, ma anche il Brennero. A 2.000 metri di quota si è aggiunto così anche mezzo metro di neve, informa il meteorologo Dieter Peterlin.

Le precipitazioni hanno causato anche la caduta di alberi e frane. Sono perciò temporaneamente chiuse alcune strade provinciali, come la SP 24 tra Ponte Gardena e Castelrotto, la Sp 175 tra S.Giustina e Signato e la strada comunale tra Villandro e Barbiano. (ANSA).



Scuola:Zaia,ero pronto a 50% in Dad, ora obbligato a 75%

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(ANSA) – VENEZIA, 26 OTT – “Avevo pronta un’ordinanza in cui c’era scritto il 50% di didattica a distanza, ma oggi firmo un’ordinanza per la chiusura al 75%, non ho alternative, ma non ce l’ha nessuno dei miei colleghi”. Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia, annunciando il provvedimento regionale per la scuola in linea con il Dpcm. “Il Dpcm – ha aggiunto – dice che ci devono pensare le Regioni ma poi mette l’obbligo del 75%. Io lo trovo assurdo. La mia ordinanza non toccava le attività produttive, ma quelle scolastiche e la formazione professionale. Entrerà in vigore da dopodomani, non voglio mettere nei casini le scuole”, ha concluso. (ANSA).



Arrivi di migranti dimezzati, permessi a -58%

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La diffusione dell’epidemia da Covid-19 ha portato molti Paesi a chiudere le frontiere sia in entrata sia in uscita; questi provvedimenti hanno avuto conseguenze rilevanti sui flussi migratori verso il nostro Paese. Nei primi sei mesi del 2019 erano stati rilasciati oltre 100 mila nuovi permessi di soggiorno mentre nello stesso periodo del 2020 ne sono stati registrati meno di 43 mila, con una diminuzione del 57,7%.Lo evidenzia il report dell’Istat sui cittadini non comunitari, segnalando che il calo dei flussi di ingresso nel nostro Paese era cominciato già nel 2019.



Svizzera, fuori gli anziani dalle terapie intensive se mancano i posti

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Linee guida pubblicate il 20 marzo ma mai applicate finora

 © ANSA

 Con un’impennata di contagi da Covid-19 in Svizzera, dove ieri sono stati segnalati 6.592 nuovi casi, si torna a parlare del protocollo medico per affrontare un eventuale sovraffollamento delle terapie intensive. Le norme prevedono che in caso di scarsità di posti il medico può decidere di non accogliere “persone che hanno un’età superiori agli 85 anni” e persone con un’età superiore ai 75 anni che presentino una di queste patologie: ” cirrosi epatica”, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1 e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi”.
    Intitolato ‘Pandemia Covid-19: triage dei trattamenti di medicina intensiva in caso di scarsità di risorse’ il protocollo di otto pagine è stato pubblicato dall’Accademia svizzera delle scienze il 20 marzo scorso ma, come ricorda oggi La Stampa, di fatto non è mai stato applicato.
    “A causa della rapidità di diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) si è venuta a creare una situazione straordinaria che determinerà un massiccio afflusso di pazienti negli ospedali per malattie acute”, si legge nell’introduzione delle linee guida che sottolineano: “Se le risorse a disposizione non sono sufficienti, occorre prendere decisioni di razionamento”.
    Quindi, a pagina 5, la parte intitolata ‘Triage iniziale: criteri per il ricovero nei reparti di terapia intensiva’ ovvero l’elenco dei criteri in base ai quali il medico dovrà prendere la difficile decisione su chi ricoverare in caso non ci siano abbastanza posti in terapia intensiva. 

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